Il mio ultimo intervento in Consiglio Comunale.

Un’esperienza indimenticabile di cinque anni, impegnativa e significativa

Una palestra di vita, nella difficoltà di “impastare nella piazza il bene comune” (come ha detto Papa Francesco a Cesena), senza abbandonare la propria identità, ma mettendola a disposizione di tutti, dandone le ragioni, per costruire una città che ponga le condizioni perché ciascuna persona, anche la più piccola e indifesa, possa crescere e svilupparsi al meglio.

In questi anni di lavoro ho cercato di costruire le basi per una credibile alternativa a troppi anni di governo di uno stesso colore politico, in cui ci si è preoccupati più di una gestione ordinaria, burocratica e interessata del potere, che non del tentativo di pensare e fare il bene della città.

L’anima del medesimo partito che, pur con diversi nomi, ha governato Cesena, ha mantenuto una tendenza all’accentramento, tendente a limitare e regolare ogni attività civica e individuale; e una visione etica dell’uomo e della società incompatibile con i fondamenti della dottrina sociale della chiesa.

Sono stato preoccupato per l’avanzamento di iniziative che alterano la natura e la funzione della famiglia nella società, che si fondano sull’indistinzione maschio/femmina, specie per le conseguenze che provocano (bambini con due padri e madri o uteri in affitto), nella consapevolezza che oggi “la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica” (Caritas in Veritate VI, 75).

Sono stato preoccupato perché è saltato l’equilibrio nel rapporto tra diritti e doveri, per il tentativo in atto di trasformare sempre più desideri individualistici in diritti assoluti, mettendo in crisi il concetto stesso di bene comune, ridotto semplicemente a somma di meri interessi individuali, contrariamente alla nostra Costituzione che riconosce dignità ad ogni persona in quanto tale (e non perché appartenente a una certa categoria), per il fatto stesso di esistere in relazione con altre (da qui nascono anche doveri e non solo diritti).

Mi sento quindi di rilanciare quell’Appello ai Liberi e Forti che fece già don Sturzo: ad un governo accentratore vogliamo sostituire un governo della città “veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali (in particolare le famiglie e i corpi intermedi), che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private”

Ho cercato in questi anni di rilanciare i diritti della buona politica e la sua indipendenza. Non è facile, non è stato facile. Per me è stata una palestra di vita, un allenamento al dialogo, al confronto, a dare continuamente la ragioni di scelte politiche.

Ho vissuto quanto ci ha ricordato papa Francesco a Cesena: nella piazza si impasta il bene comune.

Ho un rammarico: non essere riusciti ad attuare il Fattore Familiare a Cesena aiutando le famiglie più numerose come peraltro ci sollecita la nostra Costituzione all’art. 31.

La passione, anche politica, non si limita – lo dico per me – e la si vive, e la vivrò negli ambiti in cui mi troverò, da domani, ad operare


Ricordo come sempre che il giorno 20 di ogni mese, alle ore 19, il Comitato NAZARAT propone, come momento di preghiera per tutti i cristiani perseguitati, la recita del Santo Rosario in piazza Giovanni Paolo II a Cesena (davanti al Duomo)


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